di Viridiana Casali
con Francesca Brizzolara e Raffaella Tomellini
luci di Agostino Nardella
regia Francesca Brizzolara, Raffaella Tomellini
Compagnia Tecnologia Filosofica
Coproduzione Comune di Turriaco, Comune di Gressan, Curious Industries, Ass. Donne contro la Discriminazione, ODV di Ivrea, SPI - CGIL Coordinamento donne, Tecnologia Filosofica, MIC
In un interno hopperiano si alternano via via tre figure femminili che vivono intrappolate nel tempo presente, nell’attesa di un cambiamento che faticano ad immaginare, ma che anelano con tutte le forze.
Fuori dalle finestre si sta svolgendo (o forse è solo un ricordo?) la manifestazione del Primo Maggio, che con i suoi slogan, la fanfara, i cori bussa alla porta, ma non riesce a entrare.
Che rapporto c’è tra le proteste in strada e il dramma delle esistenze che si consuma tra le mura domestiche? Tra gli slogan e le bandiere e il rumore del frigorifero? Tra il pubblico e il privato?
Un “Primo Maggio” capovolto, in cui il tempo della festa del lavoro non è vissuto in forma collettiva, ma come occasione intima e individuale; che si mostra dall'interno della casa e che osa svelare le piccole ossessioni contemporanee.
I tre personaggi
I personaggi sono colti nelle loro solitudini in spazi domestici, come negli interni hopperiani da cui sembrano arrivare. Ogni quadro fissa un momento culminante, quando il vaso è colmo, quando tutto ciò che li circonda è troppo: troppo lavoro, troppi pensieri, troppa tolleranza di condizioni estreme. Ed è facile riconoscersi, ridere insieme a loro delle disgrazie che “cascano in testa" e riflettere sui temi esistenziali femminili che emergono.
Bianca, disorientata di fronte a una giornata tutta per sé, proprio nel giorno che celebra la pausa per eccellenza, si confronta con un vuoto inaspettato: viene travolta da un vortice di intenzioni su cosa potrebbe fare, ma alla fine rimane incollata al letto, paralizzata da un tempo che scorre troppo velocemente. E’ una donna. Una madre. Non a caso. Una vita consacrata al lavoro e alla famiglia, che lascia ben poco spazio alla realizzazione personale.
Cetti, invece, è un’attrice che ha appeso le scarpe al chiodo e non riesce più ad uscire di casa. Aspetta qualcuno che la salvi, qualcuno che la verrà a prendere, forse. Chissà quando arriverà: tra un mese, un anno, chi lo sa…
E poi è la volta di Gina, una rumena che vive una condizione di sfruttamento e violenza, e che forse è l’unica che alla fine si riscatta, e decide di vivere l’amore, dando una svolta al suo istante di vita, riempiendolo di propulsione e di movimento.
Donne che hanno una forte relazione con il lavoro, con lo sfruttamento, e con la sospensione del/dal lavoro. Donne in pausa. (Forse anche in menopausa).
Una carrellata di figure in lotta con un tempo che non passa, che non basta, un tempo da riconquistare, un tempo da ricostruire. Ogni donna emergerà da un quadro di Hopper che ha ispirato la scrittura drammaturgica e nello stesso tempo la messa in scena.
Sembra che i visitatori di una mostra passino in media otto-trenta secondi davanti ad un'opera, spesso saltando da un quadro all'altro. Qui il tempo si dilata permettendoci di immaginare e di cogliere quei dettagli che danno sapore all'esistenza.
Teatro G. Giacosa
Piazza del Teatro 1
10015 Ivrea (TO)
Officina H
Via Montenavale 1
10015 Ivrea (TO)
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